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L’inverno che non c’è: il Piemonte per 111 giorni senza neve o pioggia

Samuele Giatti on April 12, 2022

Temperature sopra la media, fiumi in secca. La Regione alle prese con una delle più gravi crisi idriche degli ultimi 70 anni.

Niente pioggia o neve per tutto l’inverno. Sul Piemonte non si sono registrate precipitazioni significative per 111 giorni. Dall’8 dicembre 2021 al 30 marzo 2022. Un evento che viene superato solo dall’inverno 1999, quando i giorni “secchi” consecutivi furono 135.

La causa principale di questo fenomeno è un'anomala e prolungata permanenza di un anticiclone sull’Europa (solitamente associato al “bel tempo”) che ha determinato un “blocco” naturale nei confronti delle abituali incursioni di aria più fredda e umida dall’oceano Atlantico o dal circolo polare artico, per oltre tre mesi.

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Dall’elaborazione del modello meteorologico americano GFS per il weekend del 26-27 marzo risulta ancora evidente - in arancione - il nucleo di alta pressione sulla Scozia - (Credits: Meteociel.fr)

Questo ha determinato situazioni inusuali su tutto il continente, con temperature (quasi) estive sui fiordi norvegesi e intense nevicate in Turchia. Un quadro che risulta evidente anche dall’osservazione delle immagini raccolte dal satellite Terra della NASA, dove si possono distinguere le regioni dell’Europa centrale completamente sgombre da nuvolosità, al contrario dell’Europa orientale, che ha beneficiato degli influssi più freschi e umidi di natura siberiana. 

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Dalle immagini del satellite Terra della NASA risultano evidenti i cieli sgombri di nuvole sull’Europa centrale, una configurazione insolita per un periodo così esteso (Credits: NASA | MODIS Terra, 9 marzo 2022)

Su scala locale ciò si è tradotto in temperature più miti e assenza di precipitazioni sul Piemonte. Il problema riguarda l’intera regione, ma le aree più colpite sono quelle di pianura, che non hanno potuto beneficiare degli effetti delle poche - rare - perturbazioni che hanno lambito il versante settentrionale delle Alpi, verso la Svizzera o la Francia, causando qualche effimera nevicata sulle creste di confine. 

Ciò risulta ancor più evidente se si osservano gli accumuli nevosi sulle Alpi del Piemonte di quest’anno in relazione a quelli dell’inverno passato - già non particolarmente ricco di precipitazioni.

A ridurre la presenza di neve sulle Alpi ha contribuito, in misura rilevante, l’eccezionale frequenza del vento di Foehn. In Piemonte gli eventi di questa natura si sono verificati con una frequenza doppia rispetto alla media del periodo 2000-2020. Il 7 febbraio il sud delle Alpi ha vissuto uno degli eventi di favonio più intensi degli ultimi anni, con raffiche di vento tra 60 e 90 km/h che hanno colpito buona parte della pianura.

La carenza di accumuli nevosi ha così comportato - in alcune vallate - fenomeni estremamente evidenti anche agli occhi meno esperti. Sotto questa prospettiva hanno fatto il giro del mondo le immagini del lago artificiale di Ceresole Reale, in valle Orco.

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L’osservazione del lago di Ceresole dallo spazio rende ancor più evidente la situazione di unicità che ha contraddistinto questo inverno: in queste immagini è chiara la completa assenza d’acqua, rispetto ad un anno fa (Credits: ESA Copernicus, Sentinel 2)

Se rapportato al 2021 - un anno già non particolarmente piovoso - è chiaro come l’invaso si sia completamente svuotato. Trentasei milioni di metri cubi d’acqua completamente svaniti. Con ripercussioni inevitabili sia sull’irrigazione - a valle - sia sulla produzione di energia idroelettrica - a monte. 

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Il lago di Ceresole visto dal centro abitato. È visibile per intero l’area dove - prima della costruzione della diga - sorgeva il paese originale (28/03/2022). (Credits: Samuele Giatti)

L’unicità dell’inverno in corso risulta ancora più evidente se si rapportano i dati fin qui raccolti, in materia di precipitazioni e temperature, alla media degli ultimi trent’anni - la quantità di tempo minima necessaria per questo tipo di indagini.

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Un confronto tra gli inverni degli ultimi 30 anni, in materia di temperatura e precipitazioni. Risulta evidente l’anomalia estrema dell’inverno appena trascorso. (Credits: Arpa Piemonte, Lombardia e MeteoSvizzera)

La carenza di accumuli nevosi sulle Alpi - in grado di costituire una vera e propria risorsa in grado di alimentare, con l’arrivo del caldo, l’acqua presente nei fiumi - così come, più in generale, l’estrema siccità dei terreni di pianura, mettono a dura prova la capacità di adattamento dell’agricoltura, proprio nel momento in cui la domanda d’acqua per l’irrigazione arriva al suo massimo annuale. Un tema che raccoglie l’attenzione, in questo periodo, di tutti gli attori coinvolti: dalle aziende agricole ai consorzi irrigui, che progressivamente si trovano ad affrontare le conseguenze, su piccola scala, di cambiamenti macroscopici nel clima del nostro pianeta.

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Estensione delle precipitazioni nevose in Valle Orco - Marzo 2022 (Credits: Dati: Copernicus Sentinel 2-A e Sentinel 2-B. Mappa realizzata da: Guido Antonio Di Carlo.)

Grazie all'elaborazione dei dati satellitari di Copernicus (Sentinel 2-A e Sentinel 2-B), abbiamo realizzato una mappa interattiva* in cui è possibile confrontare l'estensione della copertura nevosa negli ultimi inverni (2019 - 2022) nel territorio della Valle Orco.

*Visualizzazione consigliata e ottimizzata per desktop.


Un secondo approfondimento, con attenzione particolare a come queste condizioni potranno impattare sulle coltivazioni sarà pubblicato la prossima settimana.